01. A che cosa serve questa intervista
La prima decisione non riguarda le domande ma la funzione. Un’intervista può servire a ottenere una spiegazione tecnica che nessun documento rende comprensibile; a far confermare o smentire un atto che si ha in mano; a ricostruire una sequenza di eventi da chi c’era; a dare voce a chi subisce una decisione; a mettere una persona con responsabilità di fronte a fatti documentati. Cinque funzioni, cinque impianti diversi. Scriverla in una riga prima di chiedere l’appuntamento evita l’errore più costoso: un’ora di colloquio interessante da cui non si ricava nulla di utilizzabile con precisione.
| Tipo | Obiettivo | Domande prevalenti | Errore frequente |
|---|---|---|---|
| Tecnica | Rendere comprensibile un meccanismo | Aperte, con richieste di riformulazione | Pubblicare gergo non tradotto |
| Documentale | Confermare o smentire un atto | Chiuse, su singoli passaggi del documento | Mostrare il documento troppo presto |
| Testimoniale | Ricostruire una sequenza vissuta | Cronologiche, con richieste di dettaglio | Suggerire il ricordo con la domanda |
| Di esperienza | Dare voce a chi subisce una decisione | Aperte, poche, con lunghi silenzi | Esporre la persona oltre il necessario |
| Con contraddittorio | Chiedere conto di fatti documentati | Precise, una per fatto, in ordine crescente | Aprire con il fatto più grave |
02. Il fascicolo: due ore che ne fanno risparmiare dieci
Prima dell’appuntamento si raccoglie tutto ciò che la persona ha già dichiarato in pubblico sul tema: interviste precedenti, comunicati, relazioni, verbali di sedute, atti disponibili nei portali istituzionali. Si annotano le posizioni assunte con la data e la fonte esatta, in modo da poter citare alla lettera. Si ricostruisce il ruolo formale: che cosa la persona può decidere, su che cosa parla a titolo dell’ente e su che cosa esprime una valutazione personale. Nel fascicolo entrano anche i numeri già pubblici, perché chiedere un dato già disponibile consuma tempo e riduce la credibilità della richiesta.
03. La richiesta e le condizioni concordate
La richiesta scritta chiarisce cinque cose: chi sei e per quale progetto o testata lavori, di che cosa vuoi parlare, quanto tempo serve, se la conversazione sarà registrata, entro quando serve la risposta. Se la richiesta passa da un ufficio stampa, si annota la data e si chiede chi risponderà nel merito. Le condizioni si concordano prima: durata, argomenti esclusi, uso della registrazione, livello di attribuzione. Ciò che non è stato concordato non esiste come accordo, e un accordo raggiunto dopo la risposta è fragile: se la fonte corre un rischio, la fragilità la paga lei.
04. Struttura: dove si colloca la domanda difficile
L’ordine delle domande cambia il contenuto delle risposte. Si apre con domande verificabili e non conflittuali, che stabiliscono i fatti di base e la terminologia comune. Si procede dal generale al particolare. La domanda difficile — la contraddizione, il documento, la responsabilità — si colloca nell’ultimo terzo, quando i fatti di base sono già stati detti e non possono essere riscritti. Nell’ultimo minuto si lascia sempre spazio a due richieste: «che cosa non le ho chiesto?» e la disponibilità a un controllo successivo su dati e cifre. La traccia scritta serve come rete, non come copione: se una risposta apre una strada, si segue la strada.
05. Formulare: una domanda per volta, corta
Le domande efficaci sono brevi, singole e specifiche. Le domande doppie producono risposte a metà; le domande che contengono la risposta producono materiale inservibile, perché il contenuto è di chi intervista; le domande lunghe permettono di rispondere all’ultima parte e dimenticare la prima. Funzionano invece: la richiesta di un numero con l’unità di misura, la richiesta di ripetere una spiegazione con parole diverse, la richiesta di un esempio concreto, la domanda di verifica in chiusura («se ho capito bene, lei dice che…»). Le domande scomode restano neutre nella forma: il fatto è già abbastanza scomodo da sé.
Per collaudare una traccia bastano tre segnali: l’aggettivo, la congiunzione e la formula «non trova che». Dove compare uno dei tre, la domanda va riscritta prima del colloquio, quando costa un minuto invece di una risposta persa. Il criterio della riscrittura è sempre lo stesso: spostare il contenuto dalla domanda alla risposta, così che ciò che verrà citato appartenga a chi parla.
| Domanda da riscrivere | Che cosa produce | Versione utilizzabile |
|---|---|---|
| «Non trova che il servizio sia peggiorato?» | La valutazione è già nella domanda: la citazione risulterà di chi intervista | «Come è cambiato il tempo di attesa fra l’anno scorso e oggi?» |
| «Quali sono i problemi e come pensate di risolverli?» | Domanda doppia: si risponde alla seconda parte e la prima si perde | «Quali problemi avete registrato?» e, dopo la risposta, «che cosa è previsto per ciascuno?» |
| «È vero che chiudete la sede?» | Domanda chiusa: si esaurisce in un sì o in un no | «Che cosa prevede la delibera che avete approvato sul futuro della sede?» |
| «Molti dicono che il progetto è fermo» | La fonte è indefinita e la risposta può liquidarla senza costi | «Nel verbale della seduta risulta un solo stato di avanzamento in sei mesi: come lo spiega?» |
| «Qual è la sua opinione sulla situazione?» | Risposta generica, quasi mai citabile in modo utile | «Su questo punto, quale decisione rientra nelle sue competenze?» |
06. Ascoltare: il silenzio è uno strumento
Chi intervista parla il meno possibile. Dopo una risposta incompleta, tre secondi di silenzio ottengono più di una nuova domanda: il completamento arriva spesso da sé. Le risposte evasive si gestiscono ripetendo la domanda una sola volta, in forma più circoscritta, e annotando l’eventuale rifiuto: «alla domanda su X non ha risposto» è un’informazione pubblicabile. Vanno annotati anche gli elementi non verbali che avranno peso nel testo: documenti mostrati, presenza di altre persone, interruzioni, richieste di spegnere il registratore. Ogni annotazione porta l’ora, perché servirà per trovare il punto nel file audio.
07. Registrazione, appunti, dati personali
La registrazione va annunciata e la risposta va annotata. Anche registrando si prendono appunti: servono da indice del file, da rete di sicurezza in caso di guasto e da spazio per le osservazioni di contesto. Il trattamento dei dati personali raccolti in un’intervista resta soggetto al GDPR con gli adattamenti previsti per l’attività giornalistica, e in Italia alle regole deontologiche su cui interviene il Garante per la protezione dei dati personali: si raccoglie il necessario, si conserva per il tempo utile, si separano identità e contenuti sensibili. Un file audio senza indice è materiale che, in pratica, non verrà usato.
Quanto costa una trascrizione
tempo di trascrizione ≈ minuti di audio × fattore (da 4 a 6)minuti utilizzabili ≈ minuti di audio × quota di materiale rilevanteUn colloquio di 45 minuti richiede, come ordine di grandezza, fra tre e cinque ore per una trascrizione integrale a mano: per questo si trascrivono per intero solo i passaggi utilizzabili, individuati con l’indice degli orari preso durante l’intervista.
08. Patti di attribuzione, definiti prima
«Off the record» significa cose diverse per persone diverse, quindi va tradotto in condizioni esplicite: che cosa è pubblicabile, con quale attribuzione, con quale grado di identificazione. Quattro livelli bastano: dichiarazione aperta con nome o ruolo; attribuibile al ruolo senza identità; solo contesto, senza citazione, con obbligo di trovare una fonte indipendente per pubblicare il fatto; riservato, nessun uso senza un nuovo accordo. Il livello si concorda prima della risposta e si annota con data e ora. Va anche verificato che il ruolo dichiarato non identifichi da solo la persona: in un ufficio di tre persone, «una fonte interna» è un nome.
09. Interviste difficili: preparazione, non aggressività
In un’intervista con contraddittorio la forza sta nella documentazione, non nel tono. Si prepara una domanda per ciascun fatto documentato, in ordine crescente di gravità, con la fonte a portata di mano e la citazione esatta pronta. Si concede il tempo di rispondere per intero e si riprende solo se la risposta cambia argomento. Se la persona contesta un documento, si chiede quale versione ritiene corretta e come si può verificarla: è una richiesta legittima che sposta la discussione sul terreno delle prove. Se l’intervista si interrompe, si annota quando e a quale domanda: anche questo è un fatto.
Dalla richiesta alla pubblicazione, dieci tappe
- 1Definizione della funzione dell’intervista in una riga.
- 2Compilazione del fascicolo con dichiarazioni precedenti e documenti.
- 3Richiesta scritta con tema, durata, registrazione e termine di risposta.
- 4Accordo esplicito sulle condizioni e sul livello di attribuzione.
- 5Colloquio: apertura verificabile, corpo, nodo nell’ultimo terzo, uscita aperta.
- 6Annotazione degli orari dei passaggi chiave e del contesto non audio.
- 7Indice del file e trascrizione dei soli passaggi utilizzabili.
- 8Verifica indipendente delle affermazioni fattuali raccolte.
- 9Controllo di fedeltà delle citazioni ed eventuale rilettura tecnica puntuale.
- 10Pubblicazione con indicazione di data, modalità e condizioni dichiarate.
10. Trascrizione e fedeltà delle citazioni
Il parlato non è scritto: contiene esitazioni, riprese, frasi sospese. Togliere le esitazioni e riordinare la sintassi di una frase mantenendone il senso è editing lecito e va dichiarato come prassi. Non è lecito unire due risposte distanti, spostare una condizione, eliminare un «se» o invertire l’ordine di due affermazioni. Quando un passaggio tecnico rischia l’errore, si può far rileggere quella singola citazione per accuratezza: è una verifica, non un diritto di riscrittura dell’articolo, e la distinzione va detta chiaramente alla persona intervistata.
11. Dopo: verificare ciò che è stato detto
Un’intervista non trasforma un’affermazione in un fatto. Le dichiarazioni fattuali vanno controllate su fonti indipendenti: rilevazioni statistiche, atti, registri, altre testimonianze. Se una dichiarazione risulta smentita, si può pubblicarla comunque, affiancata al riscontro, perché la divergenza è essa stessa un’informazione. Nel testo finale si indica quando l’intervista è stata fatta, in quale forma (di persona, al telefono, per iscritto) e a quali condizioni: chi legge deve poter valutare il materiale sapendo come è stato raccolto. Il metodo di verifica è descritto nella lezione Verifica dei fatti.
Lista di controllo dell’intervista
Dalla richiesta alla pubblicazione
- La funzione dell’intervista è scritta in una riga.
- Il fascicolo contiene dichiarazioni precedenti con date e fonti esatte.
- La richiesta indica tema, durata, registrazione e termine di risposta.
- Il livello di attribuzione è concordato prima delle risposte sensibili.
- Le domande sono singole, brevi e ordinate per funzione.
- La domanda difficile è collocata nell’ultimo terzo del colloquio.
- Gli orari dei passaggi chiave sono annotati durante il colloquio.
- Le citazioni sono fedeli: pulizia sì, cambio di senso no.
- Le affermazioni fattuali sono verificate su fonti indipendenti.
- Nel testo sono indicate data, forma e condizioni dell’intervista.
Tre domande su questa lezione
Quante domande servono per un’ora di colloquio?
Come ordine di grandezza, fra dieci e quindici domande preparate: il resto nasce dalle risposte. Una lista di quaranta domande produce un interrogatorio in cui non si ascolta.
Si può concedere la rilettura dell’intervista?
Si può concedere la rilettura delle citazioni per accuratezza, spiegando che non è un diritto di riscrittura. Va deciso prima e detto in modo esplicito, per evitare trattative dopo la stesura.
Che fare se l’intervistato chiede di spegnere il registratore?
Si spegne e si annota l’orario. Ciò che viene detto in quella fase segue le condizioni concordate: se non erano state definite, si definiscono in quel momento, prima di continuare.