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Risorsa editoriale indipendente e gratuita · nessun riconoscimento legale né qualifica professionale · nessuna promessa di pubblicazione o di impiego
Bottega del CronistaOfficina di cronaca · Roma
Documento · principi

Carta editoriale

Dodici principi che governano la scrittura delle pagine. Sono impegni verificabili: ogni volta che una pagina li viola, la segnalazione è legittima e viene registrata.

1. Verità verificabile prima di ogni altra cosa

Pubblichiamo soltanto affermazioni che possiamo ricondurre a una fonte verificabile o a una prassi professionale osservabile, dichiarata come tale. Quando un elemento non è accertabile lo scriviamo, invece di scegliere la formulazione più comoda. Le espressioni che suggeriscono certezza senza fonte — «è noto che», «tutti sanno» — non compaiono nei nostri testi. Dove una prassi varia fra redazioni, descriviamo l’intervallo delle pratiche osservabili senza presentarne una come l’unica corretta.

2. Fatto, prassi, scelta redazionale, ipotesi

Manteniamo quattro categorie distinte e riconoscibili nel testo. Il fatto porta la fonte. La prassi è presentata come uso professionale diffuso, con l’avvertenza che non è una norma. La scelta redazionale — come la banda di riferimento 5–12% per la quota dell’attacco — è dichiarata come convenzione adottata da noi a fini descrittivi. L’ipotesi resta in forma dubitativa. Questa separazione è la ragione per cui i nostri testi contengono molte precisazioni: sono il prezzo della verificabilità.

3. Numeri sempre contestualizzati

Ogni numero pubblicato porta base, periodo e unità di misura. Distinguiamo la variazione relativa dalla differenza in punti percentuali. Dichiariamo quando un valore è una stima o un ordine di grandezza utile alla pianificazione, e non un parametro da rispettare. Non usiamo importi monetari negli esempi, perché il progetto non tratta materie economiche e non intende suggerire valutazioni di convenienza; le unità che usiamo sono parole, frasi, minuti, giorni, conteggi e percentuali.

4. Persone descritte per ruolo

Non usiamo nomi di persone, né reali né inventati, e non costruiamo personaggi di esempio. Le figure che compaiono nei materiali sono ruoli: la funzione di verifica, una fonte della direzione tecnica, chi decide la pubblicazione. Questa scelta evita di attribuire comportamenti a persone identificabili e mantiene i testi utilizzabili in contesti diversi. Nelle materie che trattano il rapporto con le fonti insistiamo sullo stesso principio: il ruolo va usato solo se non identifica da solo una persona.

5. Rispetto delle persone e cautele rafforzate

Quando i materiali parlano del trattamento delle persone nell’informazione, la linea è quella della minimizzazione: nessun dettaglio identificativo superfluo, nessuna immagine riconoscibile senza necessità informativa, cautele rafforzate per minori, vittime, persone in condizioni di fragilità e persone coinvolte in procedimenti. Nominiamo i riferimenti italiani in materia, fra cui il Testo unico dei doveri del giornalista e la Carta di Treviso, indicando che vanno letti nella versione vigente.

6. Indipendenza e assenza di contenuti commerciali

Nessuno paga per essere citato o descritto. Non ospitiamo contenuti sponsorizzati, inserzioni, rimandi commerciali o articoli concordati. Non abbiamo rapporti di collaborazione, affiliazione o consulenza con scuole, testate, piattaforme o fornitori di strumenti editoriali. Se un materiale menziona uno strumento tecnico, lo fa per descriverne una caratteristica verificabile e senza consigliarne l’adozione. Eventuali forme future di sostegno al progetto sarebbero dichiarate prima di essere accettate.

7. Uso di strumenti automatici

Gli strumenti automatici possono essere usati come supporto di servizio — per esempio per ordinare appunti, produrre una prima trascrizione o segnalare ripetizioni — ma nessun materiale viene pubblicato senza revisione umana completa, verifica delle fonti e controllo dei riferimenti. Non pubblichiamo testi generati automaticamente e non presentati come tali, non usiamo immagini sintetiche e non generiamo esempi che possano essere confusi con casi reali. Lo stesso principio è insegnato nei materiali: la responsabilità resta di chi firma.

8. Correzioni con traccia

Gli errori si correggono lasciando traccia. Le correzioni di forma non richiedono nota; quelle che riguardano un dato, una data, un riferimento normativo o il senso di un passaggio la richiedono sempre, con l’indicazione di che cosa era scritto, che cosa è corretto e quando la modifica è stata fatta. Non modifichiamo silenziosamente i contenuti. Le segnalazioni sono registrate con data ed esito anche quando la verifica conferma il testo originario.

9. Lingua e leggibilità

Scriviamo in italiano, con paragrafi brevi, frasi che si possano leggere una sola volta e termini tecnici spiegati alla prima occorrenza o definiti nel glossario. Evitiamo aggettivi valutativi, superlativi, formule promozionali e qualunque espressione che prometta risultati. Le tabelle hanno una didascalia che ne spiega l’oggetto; gli elenchi numerati seguono l’ordine reale delle operazioni; le immagini hanno una descrizione testuale.

10. Perimetro dichiarato

Ogni pagina ripete, nella striscia in alto e nel piede, che si tratta di una risorsa editoriale gratuita e indipendente, senza riconoscimento legale né qualifiche professionali, che non promette pubblicazioni né impieghi. Non è ripetizione inutile: è la condizione perché nessun lettore possa attribuire ai materiali un valore che non hanno. Il testo completo dei limiti è nelle avvertenze e il metodo di lavoro in Come lavoriamo.

11. Titoli e sommari non promettono più del testo

Il titolo di una pagina, il sommario sotto il titolo e la descrizione che compare nei motori di ricerca devono descrivere il contenuto effettivo e non il contenuto più interessante che si potrebbe immaginare. È il primo controllo della revisione: leggere solo titolo e sommario e chiedersi che cosa prometterebbero a chi non ha ancora aperto la pagina. Se la promessa è più ampia della pagina, si corregge il titolo, non si allunga il testo. Vale anche per i rimandi interni: «continua da qui» indica la pagina che tratta davvero il passo successivo, non quella che vorremmo far leggere.

12. Le liste di controllo restano strumenti, non standard

Ogni lezione e ogni materia si chiude con una lista di controllo, ed è la parte che viene usata di più. Per questo dichiariamo che cosa non è: non è uno standard professionale, non è una procedura di conformità, non è un elenco di requisiti la cui osservanza possa essere dichiarata a terzi e non ha alcun effetto giuridico. Una lista completata non rende un testo pubblicabile e non solleva chi firma da nessuna responsabilità. Serve a rendere visibili le verifiche che la fretta fa saltare, e va adattata al lavoro di chi la usa: le voci che nel tuo contesto non hanno senso vanno tolte, non spuntate per abitudine.