01. Prima della domanda viene il fascicolo
Un’intervista si prepara leggendo tutto ciò che la persona interpellata ha già dichiarato in pubblico sullo stesso tema: verbali, comunicati, relazioni annuali, atti disponibili, precedenti interviste. Il fascicolo serve a due cose. Primo, evita di consumare tempo su informazioni già pubbliche. Secondo, permette di riconoscere subito una contraddizione rispetto a una posizione precedente e di chiederne conto con la citazione esatta alla mano. Nel fascicolo va annotato anche il ruolo formale dell’interlocutore: che cosa può decidere, su che cosa può parlare a titolo istituzionale e su che cosa esprime solo una valutazione personale.
02. L’obiettivo scritto in una riga
Prima di fissare l’appuntamento conviene scrivere in una riga che cosa l’intervista deve ottenere: una spiegazione tecnica, una conferma o smentita di un documento, la ricostruzione di una sequenza di fatti, oppure la voce di chi ha vissuto una vicenda. Obiettivi diversi producono impianti diversi. Se serve una conferma documentale, le domande sono chiuse e circoscritte. Se serve un racconto, le domande sono aperte e il cronista parla poco. Confondere i due registri produce il caso peggiore: mezz’ora di materiale interessante da cui non si ricava nessuna informazione utilizzabile con precisione.
03. Ordine delle domande: apertura, corpo, nodo, uscita
L’ordine ha effetti misurabili sul contenuto. Si apre con domande verificabili e non conflittuali per stabilire i fatti di base e la terminologia comune. Nel corpo si entra nel merito, dal generale al particolare. Il nodo — la domanda scomoda, la contraddizione, il documento che smentisce — si colloca nell’ultimo terzo, quando i fatti di base sono già a verbale e non possono essere ridiscussi. In chiusura si lascia sempre una domanda aperta («che cosa non le ho chiesto?») e si verifica la raggiungibilità per i controlli successivi. Le domande scritte servono come traccia, non come copione: se una risposta apre un varco, si segue il varco.
04. Formulazione: una domanda per volta
Le domande doppie producono risposte a metà: chi risponde sceglie la parte più comoda e l’altra resta senza risposta. Le domande che contengono già la risposta («non crede che sia inaccettabile?») producono materiale inservibile, perché il contenuto è del cronista e non della fonte. Funzionano invece le domande brevi e specifiche, le richieste di numeri con l’unità di misura, la richiesta di ripetere una spiegazione tecnica con parole diverse e la domanda di verifica in chiusura: «se ho capito bene, lei dice che… è corretto?». Il silenzio, dopo una risposta incompleta, è uno strumento: spesso il completamento arriva da sé.
05. Registrazione, appunti e consenso
La registrazione va annunciata all’inizio e la risposta va messa a verbale: è una questione di correttezza professionale e, quando si trattano dati personali, di trasparenza verso l’interessato secondo il GDPR e le regole deontologiche richiamate dal Garante per la protezione dei dati personali. Anche registrando si prendono appunti: servono per orientarsi nel file, per annotare l’ora dei passaggi importanti e per descrivere il contesto non audio (documenti mostrati, esitazioni, presenza di terzi). Un file audio senza indice è una miniera inutilizzabile: quindici minuti di ricerca per ritrovare una frase sono quindici minuti sottratti alla verifica.
06. I patti di attribuzione vanno definiti prima
«Off the record» non significa la stessa cosa per tutti, e per questo va sempre esplicitato: che cosa si può pubblicare, con quale attribuzione e con quale livello di identificazione. I quattro livelli usati nella tabella qui sotto vanno concordati prima della risposta, non dopo. Un patto raggiunto a cose fatte è fragile e, se la fonte è esposta a un rischio, la fragilità la paga lei. Le condizioni concordate vanno annotate con data e ora, perché sono l’unica traccia di ciò che è stato promesso. La materia Fonti e riservatezza affronta la tutela della fonte in modo esteso.
| Livello | Che cosa si può pubblicare | Come si cita | Nota di cautela |
|---|---|---|---|
| Dichiarazione aperta | Contenuto e identità | Nome o ruolo formale, virgolette fedeli | Rileggere la citazione se il tema è tecnico |
| Attribuibile al ruolo | Contenuto e ruolo, non l’identità | «una fonte della direzione tecnica» | Il ruolo può bastare a identificare la persona |
| Solo contesto | Il contenuto come orientamento | Nessuna citazione diretta | Serve una fonte indipendente per pubblicare il fatto |
| Riservato | Nulla senza nuovo accordo | Nessun uso, nemmeno indiretto | Annotare la condizione e non conservare dati inutili |
07. Dopo l’intervista: trascrizione e controllo
Il lavoro non finisce con il saluto. Serve una trascrizione dei passaggi utilizzabili con il riferimento temporale, una verifica indipendente delle affermazioni fattuali — un’intervista non trasforma un’opinione in un dato — e un controllo delle citazioni per fedeltà. Rendere leggibile una frase parlata togliendo le esitazioni è editing lecito; cambiarne il senso, spostare una condizione o unire due risposte distanti non lo è. Se un passaggio tecnico rischia l’errore, si può rileggere quella singola citazione alla fonte per accuratezza: è una verifica, non un diritto di riscrittura dell’articolo.
08. Rifiuti, filtri e assenze
Un rifiuto è un’informazione e va raccontato con precisione: chi è stato contattato, come, quando, e che cosa ha risposto o non ha risposto. La formula «contattato, non ha voluto commentare» ha senso solo se il tentativo è documentato con data e canale. Quando l’accesso passa da un ufficio stampa, va segnalato se le risposte arrivano per iscritto e da chi sono firmate: una risposta istituzionale non equivale a un colloquio. In assenza di dichiarazioni, i fatti restano quelli documentati; il vuoto non si copre con la ricostruzione verosimile.
Lista di controllo dell’intervista
Da verificare prima, durante e dopo
- Fascicolo pronto con le dichiarazioni pubbliche precedenti e i documenti chiave.
- Obiettivo dell’intervista scritto in una riga e domande ordinate per funzione.
- Registrazione annunciata e risposta dell’interlocutore annotata.
- Patto di attribuzione concordato prima delle risposte sensibili, con data e ora.
- Indice del file audio con i minuti dei passaggi utilizzabili.
- Affermazioni fattuali verificate su fonti indipendenti dall’intervista.
- Citazioni controllate: pulizia delle esitazioni sì, cambio di senso no.
- Tentativi di contatto non riusciti documentati con canale e data.
Tre domande ricorrenti
Si può mandare le domande in anticipo?
Si può, se è utile a ottenere dati precisi, e va detto a chi legge. Il rischio è ricevere risposte scritte da altri: in quel caso si segnala che le risposte sono arrivate per iscritto e da quale ufficio.
È lecito registrare una conversazione a cui si partecipa?
La registrazione di una conversazione di cui si è parte è una pratica diffusa, ma l’uso e la pubblicazione ricadono su regole diverse, comprese quelle sui dati personali. Annunciare la registrazione resta la scelta professionalmente più solida e va verificata caso per caso.
Che fare se la fonte ritira tutto dopo l’intervista?
Se il patto iniziale era di dichiarazione aperta, il ritiro non cancella automaticamente il materiale, ma va valutato con la direzione editoriale, considerando rilevanza pubblica e rischi per la persona. La decisione, e le sue ragioni, si annotano.